Sorvoli

1 10 2010

In volo verso il Cairo. Di nuovo.

Rifletto sul fatto che,semanticamente, il volo distragga più del…”sorvolo”. Ne parlai parecchio Tempo fa, ricordate? Il “passatempo del viaggiatore” in aereo. Tirare un alinea verticale, a piombo, sul punto esatto del sorvolo ed immaginare la vita laggiù.

Lo faccio adesso e, buffo, mi trovo proprio sopra…Creta.

Creta. Il blog, le foto, il Circolo dei viaggiatori. E’ cominciato tutto li’. E non ci torno da anni….

Creta. Ok, giochiamo. Cosa sta succedendo li’ sotto? Zoom
Ancora zoom. Heraklion. Zoom, sud. Voutes, Petrokefalos. Agioklima, Casa.

Mi vengono in mente nomi che non ricordavo da tempo: Manolis, Demos, Xaris, Niki, Antonis. Chissà il vecchio Antonis se e’ sempre seduto al café Neio come ogni giorno. Immobile sul ciglio della strada. E chissà se Manolis e’ al lavoro nella sua stazione di servizio, conservando gelosamente la sua preziosa Raki nel retro.

Più tardi si vedranno tutti dal macellaio di Voutes per raccontare quel che e’ successo durante il giorno: niente di nuovo.

E chissà se anche loro stanno giocando allo stesso gioco, ma a ruoli inversi.
Vedono questo aereo che vola verso sud e immagino le vite a bordo. Chi siamo, dove andiamo, cosa andiamo a fare dovunque siamo diretti…

Buffo sorvolare Creta dopo tutti questi anni

A

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C’è vita tra i morti (al Cairo)

5 07 2010

 Durante una delle mie ultime visite al Cairo, ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere una fantastica ONG italiana, LIVE IN SLUMS che opera in alcuni tra i più problematici slums del mondo.

(photo: Antonio Amendola)

Come la città dei morti al Cairo, in questo caso. E’ il cimitero monumentale del Cairo ed è attualmente abitato da circa 800.000 persone che hanno occupato le cappelle funerarie adibite alla sepoltura dei defunti, rendendole loro abitazioni permanenti.

(cliccate per la galleria fotografica)

Pur essendo classificato al diciannovesimo posto nella lista degli slums più grandi del mondo (di cui ben quattro sono al Cairo), si svincola dalle caratteristiche più tipiche degli altri per il particolare fenomeno di co-abitazione fra vivi e morti, oltre che per la grande valenza storico-architettonica del luogo che lo rendono un caso unico al mondo.

Le bidonville sono totalmente assenti, i nuclei abitativi non sono sovraffollati e il cimitero ha un impianto ordinato e riconoscibile.

L’aridità del clima e il terreno privo di umidità hanno reso questi luoghi salubri a differenza degli altri luoghi cimiteriali. Tuttavia “vivere in una tomba” rappresenta una condizione di assurdità e tabù per il resto della città cairota, che vede il cimitero come l’estremo e degradato margine della città.

Molte aree sono state irrimediabilmente compromesse da sgombri e demolizioni, lasciando campo a nuove e redditizie speculazioni edilizie.

Il luogo è stato stigmatizzato dalle autorità come posto pericoloso e con un alto livello di criminalità, per questo inaccessibile ai turisti e spesso anche agli studiosi.

(clicca per la galleria fotografica)

Già nel XIV secolo esistevano abitazioni-tomba usate dai più bisognosi per ripararsi. Con l’esplosione demografica e il fallimento delle politiche di edilizia popolare, una moltitudine impressionante di poveri urbani e masse rurali, ha occupato abusivamente le camere mortuarie e le piccole stanze costruite originariamente per ospitare i pellegrini e i guardiani dei mausolei.

Vi ho voluto parlare (velocemente) di questo posto, perchè con la mia Shoot 4 Change elaboreremo delle proposte pratiche e delle iniziative da svolgere in collaborazione con i volontari di Live in Slums per attuare ancora una volta un approccio estremamente pratico alla “fotografia sociale” che non sia semplicemente l’andare a “fare foto” o a raccontare una storia di forte impatto. La fotografia può, e deve (a nostro avviso), avere un ruolo propositivo ma anche realizzativo di iniziative pratiche a favore di un cambiamento sociale. Allora, che ne dite? Vi unite a noi? Stiamo pensando di realizzare un workshop molto pratico nella ( e per la ) Città dei Morti nei prossimi mesi (ma non prima dell’autunno/inverno).

Scrivetemi per dirci se siete eventualmente interessati, cosi’ sara’ più facile organizzare e pianificare il programma.

Antonio

(clicca per la galleria fotografica)





27 maggio: l’importanza di una buona compagna di viaggio.

26 05 2010

Una buona compagna di viaggio è importante.

Di più, è fondamentale. E rende ogni viaggio più bello: prima, dopo, durante.

Auguri, Giulia, la mia splendida compagna di viaggio…

(Giulia)

E questa canzone è per lei





Halloween a Georgetown. Ovvero, il lato divertente di DC

1 11 2009

Tra due ore ho un volo che mi riporterà in Europa. Sono contento e soddisfatto. E’ andata molto bene qui e sono felice di rientrare.

 

Pumpkin!

Helloween in Georgetown

 

 

Ieri sera ho vissuto un vero spaccato di vita americana, avendo avuto la fortuna di trascorrere Halloween con degli amici a Georgetown (un quartiere molto carino e vivace di Washington, città altrimenti non proprio colorata).

 

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Adesso devo correre, perche’ non ho ancora preparato la borsa ma vi lascio con alcune foto che spero vi diano il senso della serata. Ho davvero capito che e’ una festa fortemente radicata nelle tradizioni americane (quasi a cementare il rapporto con la loro cultura prevalentemente nordeuropea).

 

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Chissà da quanto sta aspettando quel bambino...

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Le case di mattoncini rossi vengono letteralmente ricoperte di ragnatele e mostri di varia foggia e dimensione, migliaia di zucche vengono comprate in finte farms (dove, giuro, mi dicono che queste zucche NON vengono coltivate ma solo appoggiate a terra per dare l’impressione che lo siano e far vivere cosi’ una vera tradizione di acquisto in campagna….), i supermercati vengono svaligiati di tutte le caramelle. Occorre fare scorta per tutti i bambini che verranno a bussare…

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L’ho vissuto da entrambi i lati. In compagnia di alcuni bambini dei miei amici, per strada, chiedendo caramelle o minacciando uno scherzetto (nel mio caso, una fotografia, vestito da Freddy Kruger!) e, dopo, in casa, aprendo la porta e trovandomi mostri vari e famelici di dolci….

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Ho provato a spalancare la porta e anticipare il mostriciattolo chiedendo a lui “Scherzetto o dolcetto”. E’ stato bellissimo vedere la sua faccia spiazzata…

“But..but…ehm…I don’t know…I’m supposed to say that….”

😉

Antonio

PS ed ora vi lascio con un po’ di musica. Mi piace scoprirne di nuova quando viaggio. Questo è un gruppo che non conoscevo e che ho ascoltato tanto qui. Si chiamano Sister Hazel. Buon ascolto





Walking and Thinking (random) in DC

29 10 2009

Non sono nuovo qui negli USA. Li conosco abbastanza bene, per più di una ragione.

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Ma ogni volta che capito da queste parti è sempre affascinante girovagare per le strade di una qualunque città, assorbire nuovi stimoli, osservare la gente, indugiare nelle icone e provare anche a formulare nuove opinioni.

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Restando nei clichè, anche questa volta – e forse piu’ del solito – non posso fare a meno di pensare che questa è una società basata sul “pain killing”. L’eliminazione del dolore, del sintomo, piuttosto che sulla cura.

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Il dibattito sulla riforma dell’allucinante sistema sanitario americano sta toccando il cuore dell’impianto dei valori. Polarizza la gente come poche altre volte è successo nella loro storia.

E mi fa vedere con occhi diversi gli enormi, smisurati, scaffali dei supermercati dedicati ai prodotti farmaceutici da banco che annientano il dolor, i pain killers o pain reliefers. Tylenol, etc… per intenderci.

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L’americano medio ne consuma a vagonate. Hai mal di testa? Pain Relief. Hai mal di denti? Applica uno stick per il pain relief e passerà “entro 5 minuti!”. Nei hai davvero tanto? Tylenol extra strong, lo fa passare anche ad un elefante. Uccidi il dolore! Annientalo!

Che non ti venga in mente di andare dal medico altrimenti sono dolori!

E poi è una cultura che, caso forse unico al mondo, ha dato una dignità – per così dire – etica alla guerra. Esistono guerre sbagliate, ma ne esistono anche di giuste, anzi di (sacro)sante. Basta guardare la tv o sfogliare i quotidiani per accorgersi che è tutto un War on Terrorism, War on Drugs, Crusade against Famine e così via.

Non possiamo giudicare. Non siamo ne’ migliori, ne’ peggiori. In fondo gli Stati Uniti sono un’espressione della nostra cultura millenaria che è pregna di violenza. L’abbiamo digerita e metabolizzata. Qui non ancora completamente.

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Ma allo stesso tempo, camminare per le strade di Washington (dove viene ricordato a tutti che chi “comanda”, in fondo, abita una cosa non sua)  e fermarsi davanti al Memorial di Jefferson…dove intorno alla sua statua sono incisi nel marmo brani della più bella Costituzione mai scritta….o entrare nella Libreria del Congresso e leggere i manoscritti di Washington o Lincoln… beh…amici miei….non so voi….ma io mi emoziono ancora pensando che tutto è cominciato lì. Con quelle semplici parole “We, the People of the United States….”

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Adesso i miei pensieri e riflessioni sono leggermente ammorbiditi da un ottimo Cabernet Sauvignon di Sonora e quindi vi rimando ad altre chiaccherate.

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Anzi, vi lascio con alcune immagini e suggestioni di qualche passeggiata nel tempo libero. Ne seguiranno altre.

A

 

 

 

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In volo verso Washington. Sorpreso di sorprendermi

25 10 2009

(post scritto a bordo dell’aereo – si ascolta con FLY ME TO THE MOON – versione acustica dell’Atlantic Five Jazz Band)

24 ottobre 2009

11505 metri d’altitudine

2013 km a destinazione

5721 km volati sino ad ora

velocità 780 km/h

Da qualche parte in volo sul Canada

flight-8023Se scattassi una foto, in questo istante, su questa verticale, chissà che vita vedrei. Forse solo natura. Non vedo nulla, solo nuvole.

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Ecco, c’e’ un momento in ogni mio viaggio in aereo che si ripete come un rito pagano da celebrare obbligatoriamente. E che vivo con l’ingenuità di un bambino. E’ quando si oltrepassano le nuvole.

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Resto sempre a bocca aperta. E, pensando a tutti i viaggi che ho fatto, ai posti che ho visto nei quattro (anzi tre, me ne manca uno…) angoli della terra, alla gente che ho incrociato…beh…mi sento sollevato. wDC-8016Mi piace ancora soprendermi nell’apprezzare una cosa tanto semplice come guardare fuori dal finestrino di un aereo e trovarmi…oltre le nuvole.

Rende ogni viaggio, anche d’affari (ma anche “affari miei”) un’esperienza intima ed unica.

Intorno a me, in questo momento, stanno quasi tutti dormendo o vedendo film. Avrei voglia di scuoterli e chiedere loro come possono preferire…Transformers 2…a questo spettacolo!

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(dopo 5 minuti)

Coincidenze della vita. Apro la prima pagina del libro che ho deciso di cominciare e leggo questa citazione:

“Tutto sommato, nel mondo esistono soltanto due categorie di uomini, quelli che se ne stanno a casa e quelli che non ci stanno mai. Questi ultimi sono i più interessanti” (Ruyard Kipling, The Honourable Visitors)

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Taxi,sogni e lieto fine…

12 10 2009

Ce l’ha fatta! Leonard ce l’ha fatta!

Ve lo ricorderete, forse (o, meglio, se lo ricorderà chi mi segue da prima del trasferimento qui su WordPress). Leonard era un tassista che conoscemmo a Cape Town qualche anno fa. Una persona umile, molto molto umile, ma estremamente colta e, soprattutto, curiosa. Dote che rende affascinante una persona…

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Si informava sulla “nostra” Europa, sulla “nostra” Italia, incrociando le informazioni in suo possesso e le sue (ottime) letture in proposito. Si mise a disposizione per ogni necessità. Divenne un moderno Virgilio che traduceva una società nuova e contraddittoria, dandocene delle inaspettate chiavi di lettura.

Aveva un sogno. Raggiungere la sua “fidanzata” in Irlanda…Ne era molto innamorato ma il visto era proibitivo per lui, nonostante la nuova aria in Sud Africa. Ma non si è mai arreso…

Qualche giorno fa ricevo una mail

“Hello Antonio, do you remember me? I was your driver in Cape Town. I finally made it. I live in Dublin with my girlfriend. I’m very very happy”

Non ci potevo credere…Esistono ancora i lieti fine… Ce l’ha fatta. Ha avuto la costanza di crederci e ce l’ha fatta

“Hi Leonard! I’m so happy for you! (…) Are you still driving a taxi? Are you happy Leonard?”

re:”No, but I’ll pass an exam at the end of this month. Wish me luck.  yes, Antonio, I’m very very happy. Finally”

Punto

Antonio

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e ora, se permettete, questa canzone la dedico a lui ed alla sua fidanzata: