Seconda parte: (da un vecchio post) Cosa mi disse l’indovino

10 03 2009

[consiglio musicale Ying: ONLY A MATTER OF TIME dei DREAM THEATER]

[consiglio musicale Yang: THE TIME IS NOW dei Moloko]

Ed ecco la storia degli incontri con gli indovini….  Riporto testualmente così come lo scrissi sul vecchio blog. Quindi mi scuso preventivamente per eventuali errori, refusi, brutti caratteri. Tutto segno del passare del tempo… Non rileggo mai quello che scrivo. Lo scrivo di getto, così come viene. A quel tempo scrivevo con un pennino su un vecchio palmare.

Antonio

——————-

19 settembre

Un indovino mi disse…

…un sacco di stronzate. Mentre un altro mi ha letto la mano e mi ha fotografato per il suo blog.
———————————–
 
Cosa avrebbe fatto Terzani al mio posto? Cosa avrebbe detto? Si sarebbe messo a ridere, probabilmente. Oppure avrebbe preso lo spunto per una sensibile analisi dei tempi che cambiano. Anche per gli indovini.
 
Attendevo l’appuntamento con l’indovino, Mr Chan, da due giorni. Con un misto di curiosità, anticipazione, scetticismo. Ma, tutto sommato, non mi attendevo granchè.
 
Ho lasciato una riunione di lavoro un po’ in anticipo per salire in camera e cambiarmi. Ingenuo. Non volevo dare all’indovino alcuna indicazione sullo status e sulla professione.
Verso le 2 squilla il telefono della camera. Era la proprietaria del ristorante dove si sarebbe dovuto tenere l’incontro (le avevo dato i miei recapiti; errore) che mi ricorda l’appuntamento, dicendomi che l’INDOVINO è arrivato un po’ prima… Sì, a lettere maiuscole. Era proprio questa l’impressione.
 
Tutto emozionato chiamo un taxi e mi precipito sotto la pioggia (comincia la stagione dei monsoni, caldo umido e acquazoni pomeridiani) all’appuntamento.
 
Appena dentro il ristorante mi viene in mente una scena di un famoso film trash degli anni 80 dove  un paziente chiede ad un infermiere
“Che ce sta il dottore?”
e l’altro “Ce sta, ce sta….Ce sta er dottoriiino!”
e un altro infermiere, a bassa voce: “Mo’ so’ cazzi sua…”
 
Strano vero? Mi è venuta in mente questa scenetta. In effetti non tanto strano. Davanti a me c’era lui. O professo’, l’indovino.
Un ragazzetto stravattacato su un divano, intento a bere un the freddo con la cannuccia e a mandare sms con due cellulari. T-shirt da “giovane d’oggi”, capelli lunghi, occhiali e due orecchini.
 
Wow. Avevo trovato il mio primo indovino!
 
(di nuovo quella scenetta….”mò so’ cazzi sua…”).
 
Deve aver notato una certa delusione nel mio sguardo, nonostante cercassi di dissimulare adeguatamente, ordinando un the verde.
La seconda delusione è stato il…diciamo metodo divinatorio. Niente lettura della mano, data di nascita (avevo persino fatto mente locale, prima, sulla mia orientativa ora di nascita!). No, solo…una specia di…tarocchi!
 
Sì! Sì! Sì! Mi sono fatto fare i tarocchi da un ragazzetto cinese! Come fossi un qualsiasi turista gonzo a Roma a piazza Colonna! Roba da morire dal ridere. Immagino Terzani che, osservandomi da lassù, si sarà messo le mani tra i capelli bianchi facendosi una grassa risata! AH! AH! AH!
 
Non mi ha messo particolarmente a mio agio all’inizio anche se poi si è progressivamente sciolto. E’ toccato a me farlo sentire a suo agio. Roba da matti.
Il contenuto della conversazione è stato prevedibile. Immagino che mi abbia detto le solite cose che si dicono in questi casi. Avendo chiesto la prima cosa che mi veniva in mente (qualche informazione sul lavoro) mi ha detto che sono “uno che ha in mente di cambiare lavoro e che dovrei mettermi in proprio. Ma non adesso, tra un po’. Devi pianificare bene il passaggio in proprio. Magari con uno o due partner. Tra giugno e novembre prossimi”.
 
Ma come si permette ‘sto pischello, ho pensato, di darmi questi consigli. A me! Bah.
 
Eppure. Eppure, dopo un po’, entrando in dettagli decisamente più personali ha centrato il bersaglio. Non so come abbia fatto, ma in almeno due o tre occasioni lo ha fatto. Non solo quando ha detto che dormo male perchè ho la mente sempre in movimento. Questo è facile. Ho spesso le occhiaie…. Ma in altri aspetti della mia vita.
 
Ad ogni modo, non mi sentivo del tutto a mio agio e ho cominciato a chiedergli di lui e di quando ha imparato a leggere il futuro. Mi ha detto che ha scoperto di avere questo talento dieci anni fa a Taiwan, quando studiava lì (ma allora è più grande di quello che sembra…) e che ora lo fa ogni tanto quando glielo chiedono.
 
Avevo voglia di finirla lì e quindi gli ho chiesto di dirmi solo se ci fosse stato qualcosa che avrei dovuto sapere. Anzi no, ho detto, forse preferisco non sapere. E lui… “Ha ragione, sono d’accordo con te. Anch’io sono convinto che non si debba conoscere il futuro. Il futuro è solo una possibilità. Le carte ti indicano una possibile strada. Non ti fare influenzare…”
 
Forse è stata l’unica cosa sensata che mi abbia detto e che me lo ha fatto un po’ rivalutare.
Dopodichè avevo una voglia matta di tecnologie, di grattacieli, di Internet, di cellulari (divertente il momento nel quale abbiamo entrambi sistemato sul tavolo tutti i nostri cellulari, come deponendo le armi!).
 
E me ne sono andato ringraziandolo per i preziosi “consigli sulle mie possibilità future”.
 
La prima esperienza si era rivelata una piccola farsa.
————–
Mi rendo conto che questo post è già tanto lungo ma credo che forse ne valga la pena. Io stesso mi sto divertendo a scriverlo.
 
Dicevo, me ne sono andato piuttosto deluso.
Dopo un giro tra le bancarelle di Chinatown, il mercato del pesce che cominciava ad animarsi, ed un bel tempio taoista, ho preso il primo taxi che ho trovato. Ho cominciato a chiaccherare con l’autista, un ragazzo hindu, anzi tamil, di nome Shashi. Ho appuntamento con lui domani mattina per andare alle grotte Batu, fuori Kuala Lumpur. Pare sia un dei posti più sacri per la comunità indiana della Malesia. Dopo un’ascensione di 272 scalini tra vegetazione tropicale si arriva ad un tempio hindu molto antico. Ha detto che mi accompagna volentieri così avrà l’occasione di pregare in quel tempio “molto potente”….
 
Mi sono fatto lasciare in un altro mercato dove…mi sono imbattuto in un altro indovino! Questa volta sembrava una cosa più seria. Forse anche troppo. Un posticino piccolo piccolo, nel quale esercitava il “famoso” Maestro Tan. Esperto di geomanzia e lettura del volto e della mano.
Periodo di saldi! Prezzi stracciati sui servizi del Maestro! Lettura della mano a soli 68 ringit! Meno di 25 euro. Un affare, come resistere.
Sono entrato per prendere un appuntamento temendo di non avere chances (c’era tanta gente, tante famiglie in attesa). Stranamente il Maestro ha voluto ricevere me prima di tutti gli altri…
 
Tipo simpatico, allegro, piccoletto, cinesissimo. Uno “scienziato” dell’arte divinatoria. Devo dire che mi ha messo subito a mio agio, spiegandomi tutto. Come si mostrano le mani (mai col palmo in alto all’inizio) e cosa significano le linee e la forma della mano, etc.
 
Ecco, lui, al contrario dell’altro mi ha colpito. Non ha chiesto niente della mia vita. Niente di niente. Ma ha sorprendentemente imbroccato alcuni tratti caratteristici del mio carattere
“Hai un’enorme curiosità, che ti spinge a provare tutto. Vuo scoprire, imparare, studiare. Non necessariamente sui libri. Ma con i tuoi occhi…” (la mia macchina fotografica, ho pensato subito…I miei occhi….). E così via.
“Hai un problema al fegato che ti fa dormire male. Non serenamente. Hai la mente sempre in costante movimento anche quando dormi.”.
 
E poi mi ha dato la mazzata, ma con il sorriso sulle labbra. Lì ho immaginato Terzani, su una nuvoletta in India, che mi dice “Tiè, adesso toccat a te, bischerone che non sei altro!”.
 
“Tra i 41 e 43 anni devi fare molta attenzione. Rischi un incidente di macchina se non stai attento. Mi raccomando, non bere prima di guidare e fai molta attenzione! Passato quel periodo, la tua vita sarà lunga, arriverai a 85 anni”. Gli ho detto che non mi importa di diventare tanto vecchio, preferisco vivere meno ma intensamente e serenamente. Senza diventare di peso per nessuno. Mi ha guardato per qualche attimo ed ha sorriso. “Fai attenzione…”, ha detto. E siamo passati ad altro.
 
E’ entrato anche lui un po’ più nel privato, meravigliandomi per le coincidenze…. Ma, appunto, saranno state sicuramente solo coincidenze.
 
Alla fine, prima di congedarmi, una volta sciolto il ghiaccio abbiamo parlato di…calcio! Qui tutti sono pazzi per l’Italia che ha vinto il mondiale. E, sorpresa sorpresa, si è fatto portare da una sua assistente una rivista che pubblica lui stesso. Me l’ha regalata, una volta autografata ovviamente (di sua spontanea iniziativa, badate bene)…a dimostrazione dei suoi poteri.
Ben prima dei mondiali aveva pronosticato la vittoria dell’Italia! Giuro! Lo ha scritto!
 
Quell’uomo era adorabile. Non fosse stato un indovino avrebbe potuto essere un ospite fisso di…non so…Porta a Porta…Buona Domenica.
 
Dulcis in fundo. Foto ricordo!!!! L’ha chiesta lui stesso! E va bene, facciamo una foto. Col migliore sorriso a disposizione, date le circostanze.
E mi ha anche confidato l’uso che ne farà…per il suo…BLOG!
 
L’indovino ha un blog! Non appena la pubblicherà ve lo farò sapere. Ho la sua email.
 
Chissà, magari fa anche consulti online…
Volete provare?
 
A 
Annunci




(da un vecchio post) Un indovino disse anche a me…/ Prima parte

10 03 2009

[consiglio musicale Ying: FORTUNE TELLER BLUES di VIOLA McCOY]

[consiglio musicale Yang: FORTUNE TELLER dei DEEP PURPLE]

Ogni tanto sfoglio le pagine del mio vecchio blog e mi sorprendo a ridere (o meglio, sorridere) di quello che scrivevo.

Riporto testualmente un post di più di due anni fa. Ero in viaggio in Malesia e decisi, sull’onda della lettura di Un indovino mi disse di Terzani, di cercarne, appunto, un paio… Che ridere….

Sono post piuttosto lunghi. Li divido in due giornate. A domani il seguito.

Antonio

———–

17 settembre

Un indovino dirà anche a me…

Sono a Kuala Lumpur, capitale della Malesia.  Non chiedetemi perchè, è un po’ lungo e complicato…. 🙂
Comincio una cronaca – quasi – in tempo reale di questi pochi giorni. Me ne restano ancora tre sui quattro originari. Breve, brevissimo tempo. E per la maggior parte – ovviamente – dedicato al lavoro. Ma non potevo evitare di reindossare i confortevoli panni del viaggiatore “per caso”.
 
Seguitemi…
Antonio
 
—————–
Un indovino disse anche a me…
 
15 o 16 settembre 2006 (dipende dal fuso orario)
Orario a destinazione: mezzanotte
Sui cieli del Turkmenistan
7 ore all’arrivo
6500 km da percorrere
Velocità 983 km/h
Temperatua esterna: -15°
———-
 
Il computer di bordo mi fornisce tutte queste informazioni sul piccolo schermo lcd davanti ai miei occhi. E mi disegna anche una mappa dinamica della posizione.
 
Guardo fuori, è da poco terminato uno splendido tramonto sul mar caspio; è buio adesso ma secondo il navigatore quelle luci dovrebbero essere di Ashkhabad. Quindi da qualche parte lì a sinistra dovrebbe esserci Teheran.
Le chiavi della crisi dei nostri tempi sono qui sotto, al buio, da qualche parte…
 
Buffo, sono in viaggio di lavoro, diretto a Kuala Lumpur, ma sento che la curiosità del “viandante” sta prendendo il sopravvento sull’adrenalina lavorativa.
 
Questa partenza è stata inaspettata ed improvvisa. Routine professionale. Ore ed ore spese a preparare tre presantazioni per una platea che immagino non facile; ore impiegate a “capire” i dettagli logistici: domani una notte a Putrujaia, poi traferimento a Kuala Lumpur, conferenza, cena di gala, visite, registrazioni, moduli, etc.
 
La mente completamente assorbita dal lavoro…
Buffo. Avevo anche detto a Giulia, stamattina, che questa volta -,non so come – ero meno sereno del solito all’idea di partire. C’era, e in parte c’è ancora, una leggera inquietudine che non riesco ad afferrare e comprendere.
 
Eppure…
Basta una mappa geografica – anche se digitale – davanti ai miei occhi per ricordarmi che – santo Cielo!- sto andando in Malesia!
 
Sono in viaggio.
 
Chiedo qualcosa da bere all’hostess elegantissima nel suo sarong azzurro; mi rilasso; guardo fuori; e con un occhio controllo la mappa. Fuori la vista è incredibile. Un magnifico cielo stellato e, sotto, diversi gruppi di luci fioche che indicano piccole cittadine del Turkmenistan. Siamo vicini all’ Afganistan adesso.
Sulla mappa leggo nomi cui siamo tristemente abituati, Kabul, Kandahar.
 
Accendo il mio fido ipod e mi lascio andare al “passatempo del viaggiatore”: scelgo un luogo sulla mappa e immagino cosa starà succedendo adesso, in questo preciso momento…. Ed ecco che mi ritorna in mente la lettera che Terzani scrisse seduto in una taverna del bazar Qissa Kani, il bazar dei “racconta storie”, di Paswan, al confine tra Afganistan e Pakistan. Non lontano da quelle lucine distanti.
 
E mi chiedo cosa si stiano raccontando i mercanti del bazar…
 
Lo so, mi accorgo io stesso che mi sto facendo trasportare dalla suggestione dei nomi, dei ricordi di letture che mi hanno fatto compagnia. Dalla suggestione del momento!  Ma anche questo è viaggiare, no?
 
Il mio vicino si sta sbellicando dalle risate guardando un’idiota commedia americana. La moglie dorme. E io guardo fuori meravigliato. E allora?
 
Cosa starà succedendo laggiù adesso? Sembra che montagne siano finite. C’è il deserto, e un paese di nome Neyshabur. Lo vedo illuminato. Vedo anche una strada luminosissima che lo collega ad un altro piccolissimo gruppo di luci. Chissà come sembrerà “moderna” quella strada agli automobilisti che percorrendola – anche senza motivo – si sentiranno in un film americano.
 
In questo istante osservo una scena indimenticabile. I “grandi” centri abitati sono finiti. Fin da qui, comunque, da 10000 metri, si vedono perfettamente le centinaia di luci che immagino siano singole case, capanne o altro. Niente strade, solo puntini distanti l’uno dall’altro. Non c’è soluzione di continuità col cielo stellato. Sembra di essere immersi tra le stelle; sotto e sopra. Ovunque.
 
Mi sto facendo accompagnare da un libro di Terzani, il reportage dei suoi anni in Cina, e dai ricordi del suo approccio dissacrante ma allo stesso tempo entusiasta ai viaggi.
Non ho la pretesa di dire che viaggio “sulle sue orme” ma, insomma, non posso far finta di non esserne stato affascinato.
 
Nel “un indovino mi disse” raccontò alcuni incontri con indovini cinesi, indiani e malesi a Kuala Lumpur. La mia curiosità – lo so già – mi porterà a provarci.
 
Magari poter dire …che un indovino disse anche a me…
 
Vedremo
——–
 
17 sept 2006
Zona di Cyberjaya
 
Interessante esperimento urbanistico…. questa nuovissima città alla periferia di Kuala Lumpur è chiamata il “Super Corridoio multimediale” a causa dell’altissima concentrazione di tecnologie nel bel mezzo di un’ambientazione tropicale. Ed ospita quasi tutti gli uffici governativi, compresa la residenza del Primo Ministro.
 
Ieri ho spiazzato l’amico Toh. Al termine di una sontuosa cena ospitata all’interno del museo nazionale di arte islamica abbiamo chiacchierato del più e del meno.
Mi spiegava la “Vision 2020” del Governo malese, che vuole fare – appunto entro quella data – della Malesia un paese “sviluppato”. Si considerano ancora “in via di sviluppo”, ma hanno alcune delle infrastrutture più avanzate al mondo. Qui a KL tutto è high-tech, tutto luccica tra i cristalli dei grattacieli. Eppure sono ancora in via di sviluppo…
 
Dei tradizionali kampung, i quartieri di case tradizionali malesi, si è qua i persa la memoria se non fosse per qualche piccolo esempio in periferia.
I templi buddisti, hindù, taoisti sono ormai circondati dai grattacieli. Luoghi che dovrebbero elevare lo spirito, hanno ormai un “tetto” di cristallo.
 
Dicono che il resto della Malesya non sia così. Ma forse lo diventerà.
 
Ho domandato questa semplice domanda a Toh, un funzionario di altissimo livello dell’Amministrazione malese:
 
“Dove state andando? Dove sta andando la Malesia?”
 
La risposta è arrivata dopo qualche secondo e con gli occhi leggermente adombrati ma conservando un sorriso disarmante ha detto solo “Interesting question…very interesting question…
 
 
23:45
In albergo
 
Ce l’ho fatta. Ho un appuntamento con un indovino. Martedì alle tre.
Ho passato qualche ora, stasera, a zonzo per Chinatown. Pensavo di trovare la vera anima della Cina e dei cinesi a Kuala Lumpur e invece mi sono imbattuto nel “lato oscuro” cinese. Commercio, commercio, commercio. Per la stragrande maggioranza dei casi, commercio di copie e falsi.
Niente di nuovo, quindi.
Il “solito” mix di profumi di cibo, odori di borse di pelle, puzza di acqua stagnante e fango.
Ma anche l’usuale carosello di colori, lingue e dialetti strani e pelli bruciate dal sole tropicale.
 
Ho deciso di allontanarmi dal caos e ho cercato, con successo, il Central Market, una volta gran bazar della città e adesso restaurato e riadattato a centro dell’artigianato locale. Qui, come mio solito, mi sono messo a cercare mappe antiche.
 
Ne ho trovata una piccola, non molto vecchia (anni 40), raffigurante i dintorni di Hong Kong. Con la proprietaria del negozio dove l’ho comprata si è subito instaurata una imprevista complicità. Mi sono fatto illustrare quasi tutti gli oggetti in vendita, dimostrando un sincero interesse. E questo non poteva che essere ricambiato, ovviamente.
 
Dopo un po’ ho avanzato timidamente il discorso degli indovini… Ho vinto la mia riottosità, scavalcando la barriera dell’imbarazzo dell’occidentale “civilizzato” che “ovviamente non crede a queste cose ma lo chiede per interesse sociologico”.
 
Lei non ha battuto ciglio. Mi ha parlato delle esperienze di alcune sue amiche con alcuni “Maestri di fengsui” (che non è il feng shui che conosciamo), nuova tecnica – pare – molto in voga in questo periodo.
Ha solo abbassato la voce quando mi ha confidato che però, l’indovina di fiducia delle sue amiche è un po’ avida. Quando predice qualcosa lascia, maliziosamente, aperto il finale. Chiedendo altri soldi per svelare l’arcano! Beh, se non è gran spirito imprenditoriale cinese questo!!!!
 
Ho chiesto se conoscesse qualcuno di più…affidabile, per così dire, e mi ha detto che in quello stesso mercato c’era una signora, maestra indovina… Ma forse  a quell’ora poteva essere andata via,  a casa.
 
L’ho cercata in lungo e largo, dopo essermela fatta descrivere ma…niente. Sparita.
 
Non nego una certa delusione. Ero riuscito a vincere l’imbarazzo personale e avevo appena cominciato ad affondare le mani nell’anima del posto. Avevo parlato a tu per tu con una donna che accettava il discorso come se niente fosse. Eravamo sulla stessa lunghezza d’onda. E mi ero arenato già all’inizio.
 
Rassegnato, sono entrato in un piccolo ristorante meraviglioso. Ottima cena malese, in un ambiente dalle atmosfere coloniali (dalla Malesia sono passati, nell’ordine, portoghesi, olandesi ed inglesi).
 
Ho deciso di riprovare.
La cameriera, nonostante fosse cattolica (sentendo che ero italiano mi ha chiesto lei stessa se anch’io lo fossi), mi ha confidato di non credere proprio agli indovini ma ad altre superstizioni sì. Eccome.
 
E’ intervenuta la proprietaria, una donna matura, in un abito cinese attillato. Sembrava uscita da un film di James Bond. Aria da spia o da maitress di bordello.
Mi ha detto di attendere perché avrebbe dovuto fare una telefonata.
 
Dopo 10 minuti è tornata soddisfatta, dicendomi che un amico di un amico le aveva raccomandato un famoso indovino. Che però abita a due ore da Kuala Lumpur. Avrei dovuto fissare un appuntamento lì, in quel ristorante.
 
Ebbene, ecco che improvvisamente mi ritrovo con un appuntamento con questo signore, tale Mr Chan (o qualcosa del genere credo). Martedì alle 3.
 
Io ci sarò. E voi?
 
Antonio