Halloween a Georgetown. Ovvero, il lato divertente di DC

1 11 2009

Tra due ore ho un volo che mi riporterà in Europa. Sono contento e soddisfatto. E’ andata molto bene qui e sono felice di rientrare.

 

Pumpkin!

Helloween in Georgetown

 

 

Ieri sera ho vissuto un vero spaccato di vita americana, avendo avuto la fortuna di trascorrere Halloween con degli amici a Georgetown (un quartiere molto carino e vivace di Washington, città altrimenti non proprio colorata).

 

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Adesso devo correre, perche’ non ho ancora preparato la borsa ma vi lascio con alcune foto che spero vi diano il senso della serata. Ho davvero capito che e’ una festa fortemente radicata nelle tradizioni americane (quasi a cementare il rapporto con la loro cultura prevalentemente nordeuropea).

 

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Chissà da quanto sta aspettando quel bambino...

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Le case di mattoncini rossi vengono letteralmente ricoperte di ragnatele e mostri di varia foggia e dimensione, migliaia di zucche vengono comprate in finte farms (dove, giuro, mi dicono che queste zucche NON vengono coltivate ma solo appoggiate a terra per dare l’impressione che lo siano e far vivere cosi’ una vera tradizione di acquisto in campagna….), i supermercati vengono svaligiati di tutte le caramelle. Occorre fare scorta per tutti i bambini che verranno a bussare…

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L’ho vissuto da entrambi i lati. In compagnia di alcuni bambini dei miei amici, per strada, chiedendo caramelle o minacciando uno scherzetto (nel mio caso, una fotografia, vestito da Freddy Kruger!) e, dopo, in casa, aprendo la porta e trovandomi mostri vari e famelici di dolci….

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Ho provato a spalancare la porta e anticipare il mostriciattolo chiedendo a lui “Scherzetto o dolcetto”. E’ stato bellissimo vedere la sua faccia spiazzata…

“But..but…ehm…I don’t know…I’m supposed to say that….”

😉

Antonio

PS ed ora vi lascio con un po’ di musica. Mi piace scoprirne di nuova quando viaggio. Questo è un gruppo che non conoscevo e che ho ascoltato tanto qui. Si chiamano Sister Hazel. Buon ascolto

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Walking and Thinking (random) in DC

29 10 2009

Non sono nuovo qui negli USA. Li conosco abbastanza bene, per più di una ragione.

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Ma ogni volta che capito da queste parti è sempre affascinante girovagare per le strade di una qualunque città, assorbire nuovi stimoli, osservare la gente, indugiare nelle icone e provare anche a formulare nuove opinioni.

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Restando nei clichè, anche questa volta – e forse piu’ del solito – non posso fare a meno di pensare che questa è una società basata sul “pain killing”. L’eliminazione del dolore, del sintomo, piuttosto che sulla cura.

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Il dibattito sulla riforma dell’allucinante sistema sanitario americano sta toccando il cuore dell’impianto dei valori. Polarizza la gente come poche altre volte è successo nella loro storia.

E mi fa vedere con occhi diversi gli enormi, smisurati, scaffali dei supermercati dedicati ai prodotti farmaceutici da banco che annientano il dolor, i pain killers o pain reliefers. Tylenol, etc… per intenderci.

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L’americano medio ne consuma a vagonate. Hai mal di testa? Pain Relief. Hai mal di denti? Applica uno stick per il pain relief e passerà “entro 5 minuti!”. Nei hai davvero tanto? Tylenol extra strong, lo fa passare anche ad un elefante. Uccidi il dolore! Annientalo!

Che non ti venga in mente di andare dal medico altrimenti sono dolori!

E poi è una cultura che, caso forse unico al mondo, ha dato una dignità – per così dire – etica alla guerra. Esistono guerre sbagliate, ma ne esistono anche di giuste, anzi di (sacro)sante. Basta guardare la tv o sfogliare i quotidiani per accorgersi che è tutto un War on Terrorism, War on Drugs, Crusade against Famine e così via.

Non possiamo giudicare. Non siamo ne’ migliori, ne’ peggiori. In fondo gli Stati Uniti sono un’espressione della nostra cultura millenaria che è pregna di violenza. L’abbiamo digerita e metabolizzata. Qui non ancora completamente.

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Ma allo stesso tempo, camminare per le strade di Washington (dove viene ricordato a tutti che chi “comanda”, in fondo, abita una cosa non sua)  e fermarsi davanti al Memorial di Jefferson…dove intorno alla sua statua sono incisi nel marmo brani della più bella Costituzione mai scritta….o entrare nella Libreria del Congresso e leggere i manoscritti di Washington o Lincoln… beh…amici miei….non so voi….ma io mi emoziono ancora pensando che tutto è cominciato lì. Con quelle semplici parole “We, the People of the United States….”

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Adesso i miei pensieri e riflessioni sono leggermente ammorbiditi da un ottimo Cabernet Sauvignon di Sonora e quindi vi rimando ad altre chiaccherate.

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Anzi, vi lascio con alcune immagini e suggestioni di qualche passeggiata nel tempo libero. Ne seguiranno altre.

A

 

 

 

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In volo verso Washington. Sorpreso di sorprendermi

25 10 2009

(post scritto a bordo dell’aereo – si ascolta con FLY ME TO THE MOON – versione acustica dell’Atlantic Five Jazz Band)

24 ottobre 2009

11505 metri d’altitudine

2013 km a destinazione

5721 km volati sino ad ora

velocità 780 km/h

Da qualche parte in volo sul Canada

flight-8023Se scattassi una foto, in questo istante, su questa verticale, chissà che vita vedrei. Forse solo natura. Non vedo nulla, solo nuvole.

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Ecco, c’e’ un momento in ogni mio viaggio in aereo che si ripete come un rito pagano da celebrare obbligatoriamente. E che vivo con l’ingenuità di un bambino. E’ quando si oltrepassano le nuvole.

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Resto sempre a bocca aperta. E, pensando a tutti i viaggi che ho fatto, ai posti che ho visto nei quattro (anzi tre, me ne manca uno…) angoli della terra, alla gente che ho incrociato…beh…mi sento sollevato. wDC-8016Mi piace ancora soprendermi nell’apprezzare una cosa tanto semplice come guardare fuori dal finestrino di un aereo e trovarmi…oltre le nuvole.

Rende ogni viaggio, anche d’affari (ma anche “affari miei”) un’esperienza intima ed unica.

Intorno a me, in questo momento, stanno quasi tutti dormendo o vedendo film. Avrei voglia di scuoterli e chiedere loro come possono preferire…Transformers 2…a questo spettacolo!

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(dopo 5 minuti)

Coincidenze della vita. Apro la prima pagina del libro che ho deciso di cominciare e leggo questa citazione:

“Tutto sommato, nel mondo esistono soltanto due categorie di uomini, quelli che se ne stanno a casa e quelli che non ci stanno mai. Questi ultimi sono i più interessanti” (Ruyard Kipling, The Honourable Visitors)

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Riscoprire – senza fretta – la civiltà della pietra

1 09 2009

[si ricomincia con un po’ di musica. Ascoltate questa, fidatevi: SALENTO di Rene Aubry]

F2-3777Tornato alla base. Il Circolo dei Viaggiatori riapre i battenti facendo entrare aria nuova ed un po’ di luce. Un po’ di colpetti sulle poltrone ed una spolveratina qui e lì. Si riattacca la spina dello stereo e si rovista tra le fotografie delle ultime settimane.

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Ho riscoperto un pezzetto della mia Puglia. Qualche giorno nella valle incantata dei trulli, nel trullo magico acquistato l’anno scorso. Quotidiani chilometri in moto tra i tratturi imbiancati dalla polvere di un agosto torrido e senza una goccia d’acqua.

torrecanne-3875Muretti a secco testimoni di una ricchezza di pietra che costringe i contadini a coltivare la terra con minuscoli attrezzi per combattere ed estrarre pietra a pietra.

ostuni-3626La consapevolezza del termine “civiltà della pietra” o “umanesimo della pietra” che contraddistingue la valle d’Itria…

Gli scorci della natura e le viste (fotografiche) fugaci di rapidi passaggi umani tra le viuzze di Martina Franca nelle ore più assolate, quasi a voler scappare da un sole che non dava scampo, trasportando pesanti buste tornando dal mercato.

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La terra rossa e il cielo blu.

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Tramonti mozzafiato e castelli dei templari sugli scogli, affianco alle torri di avvistamento dei saraceni.

Pizzica, taranta e vino bianco. Tarallini e burrate.

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Trulli e masserie.

Pietre, pietre, pietre. E umanità dappertutto…

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Ho riscoperto la mia Puglia.

Bentrovati

A

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A proposito, vi ricordo che il 9 settembre scadrà il termine per la partecipazione al contest ANDATA E RITORNO. Mi raccomando! contest-andata-e-ritorno-jpg1

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Viaggiatori=reazionari?

1 07 2009

Per queste brevi considerazioni consiglio l’ascolto di:

[Consiglio musicale Yin: NOMAD’S LAND di Melissa Mars ]

[Consiglio musicale Yang: FREE PEOPLE di Stefano Raffaelli]

Leggo che l’umanità ha sempre utilizzato il viaggio come un antitodo al controllo autoritario e alla strutturazione gerarchica.

Interessante.

Continuo leggendo che, in effetti, il primo dovere di un missionario è quello di trasformare le popolazioni nomadi in sedentarie.

Interessante.

Quindi, essere sedentari significa essere governati.

Interessante.

…partiamo?

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LULLABIES around the World/2: e con queste…buona notte a tutti

4 06 2009

Periodo di stress lavorativo…le vacanze sembrano a portata di mano ma più si avvicinano e più sfuggono…

Non rimane che addormentarsi e svegliarsi ad agosto 🙂

Continuo quindi segnalando qualche ninna nanna in giro per il mondo. Pare stia piacendo….

Ecco ARRIBA DEL CIELO, una ninna nanna messicana tipica dello Stato di Guerrero. E’ particolarmente…morbida e ril….zzzzzzzzz…..ehm, dicevo, sì, è molto rilassante….bella addormentata

Vi regalo adesso una bellissima versione di una ninnananna tradizionale ZULU, cantata originariamente in lingua Xhosa, e qui cantata da Vusi Mahlasela. Si chiama THULA MAMA. Buon divertimento…

Antonio

 

 

 

PS e ora…poichè in tanti mi chiedete ancora dei suggerimenti di canzoni “da viaggio” ecco, sempre per rimanere in tema….una bella canzone di Shawn Mullins (consigliatissimo a tutti): Lullaby





Nuvole, John Ford e il potere della camera oscura

21 03 2009

Per questo post nuvoloso e ventoso consiglio:

[consiglio musicale Ying: NUVOLE BIANCHE di Ludovico Einaudi]

[consiglio musicale Yang: CLOUDS di Patrice]

Chi mi conosce, ormai, sa della mia passione fotografica per le nuvole. Qualcuno dice che sono troppo invadenti nelle mie fotografie, altri le apprezzano, altri le detestano. Ma, insomma, e’ innegabile che ci siano e siano molto presenti. Le trovo affascinanti perchè, alla stregua di una più o meno folta capigliatura, diano un preciso carattere al cielo e a quello che si trova al di sotto. Una cornice, insomma.

Ma restando su un terreno prettamente fotografico, devo dire che sono sempre stato affascinato dai cieli dei western di John Ford. Avete presente quelle lunghe distese delle praterie americane? O la Monument Valley nella quale gli indiani comunicavano tra loro con i famosi segnali di fumo che, dopo un po’, si confondevano proprio con quelle magnifiche, immense nuvole bianche? Che spettacolo.

La fotografia di scena di John Ford fece scuola anche per quello. Per la profondità degli scenari e per le nuvole.

Ho fatto alcune foto al mare oggi. E riflettevo, rivedendole poco fa al computer, che basta poco (simulando un filtro rosso su una analogica e fingendosi in una camera oscura) per cambiare radicalmente il feeling di una situazione. Ecco la stessa foto con due trattamenti diversi:

 

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Sicuramente due atmosfere diverse. Quanto potere ha quindi un fotografo! E che meraviglia è una camera oscura (ancorchè digitale, sia chiaro). Ma allora la fotografia non è solo la registrazione di un attimo reale. E’ anche un mezzo per esprimere un umore? Chissà.

Intanto penso – e sorrido – al Club dei Contemplatori di Nuvole (Clouds Appreciation Society). Esiste davvero, giuro. Il loro motto, che sposo, è:

“La vita sarebbe decisamente più povera senza cirrocumuli”

Buon fine settimana a tutti,

Antonio

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