ATTESA (interludio)

4 11 2008

[PER AMMAZZARE IL TEMPO, NELL’ATTESA, ASCOLTATE: CHANGE THE WORLD di Eric Clapton]

Dobbiamo pur fare qualcosa nell’attesa, no? In realtà gran parte della nostra vita è spesa in attese. Si attende il ritorno di un caro; si attende l’esito di un esame clinico; si attende il fine settimana, una vacanza; si attende un lavoro; si attende il risultato di un’elezione; si attende che l’economia vada meglio, etc.

Si attende sempre. O meglio, si “tende” verso altro.

Ma bando alla filosofia spicciola.

Essendo un blog di viaggi e fotografie, mi domandavo quali scatti, passati (in attesa di nuovi, imminenti, viaggi) potessero rendere l’idea dell’attesa. Vediamo…

Eccone uno. Finnmark norvegese, molto molto al Nord, e molto molto freddo, poco più di un anno fa:

Cassetta postale

Cassetta postale

 Non so, mi fa immaginare qualcuno chiuso in una casetta, anch’essa isolata, che attende una lettera da qualche parente lontano, emigrato in terre più calde.

E magari questo qualcuno abita qui:

Finnmark

Finnmark

Un altro scatto che mi trasmette un’idea di attesa è questo:
Fortuna (tempio a Cheng Du, Cina)

Fortuna (tempio a Cheng Du, Cina)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ stata scattata in un tempio di Cheng Du, nel Sichuan (Cina).

C’erano, tra mille altre meraviglie, tre grandissimi ideogrammi, uno indicante la fortuna, uno ricchezza ed un altro salute. Il rito, se così si può chiamare, consisteva nel effettuare alcuni passi a distanza, chiudere gli occhi ed avvicinarsi agli ideogrammi (alla cieca) cercando di toccarne uno.

Vidi la scena con la coda dell’occhio e scattai al volo nel momento in cui un’anziana donna toccò questo… Chissà…forse sta ancora attendendo che si avveri.

Chiedo lumi a Paese Cina; credo significhi “Fortuna” (ma correggimi, per piacere). Se è così…

attendiamocela tutti stanotte

🙂

Antonio

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Una foto ricordo a Lhasa

2 10 2008

[NOTA MUSICALE – questo post si legge con questa: Lhasa Chaktsul

Mi capita, ogni tanto, di ripescare foto di viaggi, recenti e non.
Ce n’è una in particolare che mi piace rivedere.
E’ questa

Interno a Lhasa

Interno a Lhasa

Eravamo a Lhasa, la capitale del Tibet, che in tibetano vuol dire “il trono di Dio”. Io, la gatta e una coppia di amici.

La nostra guida e l’autista, al termine di una faticosa giornata spesa a raggiungere un monastero piuttosto lontano (avevamo ancora le narici piene dell’intenso odore di burro di yak), ci propone una sosta a casa di quest’ultima, nella periferia di Lhasa.

Una periferia povera (non che il centro sia molto meglio, intendiamoci), costellata di casette e baracche apparentemente prive anche dei servizi essenziali. L’apparenza non ingannava. Siamo stati ospitati proprio in una di queste piccole abitazioni con bagno a cielo aperto, per consentire all’autista di salutare la propria famiglia, e in particolare il bambino avuto di recente dalla giovane moglie.

Grandiosa ospitalità, acqua fresca, frutta, the al burro di yak. Il solito cerimoniale tibetano che tanto ci ha fatto amare questa gente.

Ho scattato la foto in un momento in cui tutti si muovevano. La stanzetta era un continuo andirivieni di gente, ma quel bambino mi fissava come solo i bambini sanno fare.

Da allora mi è rimasto impresso ed è difficile dimenticarlo.

Si, questa foto mi piace proprio.

Antonio