Giap SEVEN (comincia il conto alla rovescia)

30 12 2008

Su suggerimento di F, e complice il bel sole, abbiamo preso un treno locale e raggiunto Arashiyama, un’incantevole localita’ a circa 30 minuti da Kyoto.

Consiglio splendido (grazie mille, F).
Il posto e’ proprio sulle pendici delle omonime colline e, sparsi tra i boschi, vi sono numerosi complessi di antichissimi templi. Non solo… E’ stata l’occasione per passeggiare attraverso una maestosa foresta di bambu’.

A pensarci bene, avendo trovato chiuso il negozio di kendo ieri, avrei fatto prima a portarmi a casa un intero fusto per farmi qualche shinai… 🙂

I templi, per la maggior parte antichi luoghi di riferimento zen, sono davvero carichi di storia. Un concetto che a molti di noi occidentali sfugge.

Tralasciando il luogo comune degli americani senza storia, che ritengono (e quindi, in ogni caso, proteggono. Bravi) un edificio di 200 anni, la presunzione di supremazia culturale e’ tipica di molti turisti europei.

Anni e anni di studio e boimbardamento mediatico ci hanno riempito la testa con parole quali impero, culla della civilta’, ecc. E abbiamo perso di vista il fatto che dall’altra parte della Terra non abbiamo assolutamente nulla da insegnare a nessuno (ok, lasciamo perdere per il momento su quanto invece avremmo da imparare).

Ma di questo ne riparleremo al rientro.

Domani sera, 31, seguiremo il consiglio di Alessandra ( il suo blog e’ HTTP://alexfromkyoto.blogspot.com ) e faremo snorkeling sociale nell’antico tempio shinto di Yasaka. Lo abbiamo visto l’altra sera mentre, alla luce di lanterne fioche, stavano allestendo per la festa di domani sera.

Non sara’ una festa nel nostro senso del termine. Ci sara’ un’enorme calca umana che aspettera’ che i monaci facciano rintoccare una grande campana di bronzo per 108 volte.

Sono 108 i vizi o i peccati terreni che si intendono scacciare per l’anno che arriva.

Io ne conoscevo sette…e giá mi sembrano troppi…. 🙂

Vedremo domani.
Ovviamente, poi, vi raccontero’.

A

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Giap SIX – ciao da Kyoto

29 12 2008

Memorizzate questo blog:

http://ciaodakyoto.myblog.it

Ho conosciuto questo blogger, F., oggi qui a Kyoto. Lo avevo contattato recentemente per delle informazioni su un dojo di kendo. Mi intrigava l’idea di conoscere e sapere di più di questo posto attraverso le opinioni di un italiano che ci abita da anni (parecchi, nel suo caso).

Ci siamo incontrati in una sala da te molto carina di Gion.

E’ una persona estremamente gentile e il suo blog e’ un esempio di diario quotidiano di vita giapponese ma con una sensibilta’ tutta italiana.

E’ stata una bella chiaccherata, con la quale abbiamo capito un po’ di più del Giappone. Ovvero, che e’ davvero un posto al rovescio 😉

La cronaca della giornata. Delusione profonda per aver scoperto che il negozio di articoli da kendo artigianali e’ chiuso per le festivita’….

Abbiamo poi esplorato Kyoto, visitando dei templi incredibilmente belli e immersi nel verde.

Due gli highlights della giornata. Il primo, sicuramente, il giardino zen Daisen-in all’interno del grande complesso di templi Dautokuji.

Poi una passeggiata davvero magnifica partendo da Ginkakuji, antica residenza di uno shogun immersa nel verde tra laghetti e casa da the, ed arrivando al tempio di Nanzeji.

Il tutto tramite la cd via della filosofia. 2 km di strada verde tra ciliegi e ruscelli e caffè carini. Chiamata così perché vi abitava un famoso filosofo, nishida kitaro, che usava passeggiarvi.

E’ un percorso molto affascinante, che dimostra ancora una volta, come i giapponesi amino la natura. Amano immergivisi e contemplarla. Li aiuta a sentirsi in armonia con l’universo. Idem per i giardini zen. Sono rappresentazioni astratte della realtà, la cui contemplazione aiuta a comprenderla e accettarla meglio.

Riflettero’ al ritorno su cosa sto capendo di questo popolo. Intanto capisco come, dopo una sola visita ad un tempio, venga voglia di disegnate linee rette o curve regolari. Ideogrammi, insomma.

Linee regolari, architettura minimale, cultura essenziale, haiku semplici. Societa’ ordinata.

Mi inchino e vi saluto. A domani,

Antonio





Giap FOUR

28 12 2008

28 dicembre 2008
sul treno Tokyo-Kyoto

Ho scoperto che non tutti gli shinkansen (i treni iperveloci, altro che le nostre chiacchere) sono uguali. Il più veloce in assoluto e’ il nuovo Nozomi, la cui locomotiva piatta assomiglia al muso di un delfino bianco.

Questo, invece, e’ l’Hikari, un po’ meno veloce ma pur sempre un razzo.

La stazione di Shinagawa e’ pulita, snervantemente ordinata. Anche li’ tutto e’ ordinato, ci sono persino i segni a terra che indicano come fare la fila per salire sulla propria carrozza.
Gli shinkansen si susseguono ininterrottamente. Un via vai di delfini bianchi velocissimi.

Un consiglio, se siete in partenza non arrivate molto prima. Non ce n’è bisogno. Se invece dovete andare a prendere qualcuno, non arrivate un minuto dopo. Spaccano il secondo.

Adesso alla mia sinistra vedo il Pacifico, ma cominciamo a curvare verso l’interno. Il cuore dell’antico Giappone, verso la vera, storica, capitale. Kyoto

A
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Ps purtroppo ho ricevuto solo stanotte l’sms del mio sensei che mi chiede di portare i suoi saluti ad un vecchio sensei nei pressi di Tokyo. Troppo tardi, un vero peccato.

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Pps informazione di servizio per wi-nomads come me. Tokyo ha un’infinita’ di hot spot ma non tanti gratuiti. Se siete nella zona di roppongi, evitate lo starbucks (bello) di midtown. Scegliete, invece, quello nella strada davanti al centro commerciale. Li’ ho sniffato un paio di reti aperte. Come pure, la catena wired cafè offre connessioni wifi gratuite anche in metropolitana
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Ppps
Che bello viaggiare in treno. Guadagnarsi lentamente la meta. Ok ok, e’ uno shinkansen, e allora? 😉





Giap THREE – l’inchino

26 12 2008

Snorkeling urbano a Ginza stasera (ieri sera, per chi legge). Non so come altro definire la sensazione di immergersi in apnea in un’enorme vasca di pesci rossi (stavo per scrivere gialli ma non mi sarei perdonato la battuta) affollata di palazzi, neon, cartelloni lampeggianti. Una Time Square al cubo.

Si respira brevemente in un negozio, si prende lo slancio e via in strada. Ginza. Avete presente Lost in translation?

Pausa da Mitsukoshi, famoso mall dove i due piani della gastronomia sono degni delle migliori gallerie del museo d’Orsay. Ho assistito ad uno spettacolo molto intrigante.
Ogni dipendente che entrava o usciva da una porta di servizio effettuava il rituale inchino. Chi più chi meno profondo. Ma tutti si inchinavano. Come fa chiunque pratichi un’arte marziale, salendo o scendendo dal tatami del dojo. Non e’ solo un saluto (generico) ai colleghi; e’ soprattutto un saluto al luogo e a ciò che esso rappresenta. Il propio posto di lavoro.

La scena, pregna di una silenziosa ma contagiosa dignita’, ha fatto scorrere nella mia mente una serie di immagini. I tornelli, brunetta, il mio badge, il metaforico gesto dell’ombrello in luogo dell’inchino.

Riusciremo mai, noi italiani, a sviluppare un tale senso di attaccamento al dovere? Non litigheremmo, anche a Porta a porta, sulla regolamentazione dell’angolo dell’inchino? Filogovernativi oltre i novanta gradi, opposizione lieve cenno del capo?

Tra un’immagine ed un inchino, intanto, tutti i commessi sorridevano, salutavano e ringraziavano i tantonolevoliospiti.
Arigato’ gozaimasta’

A