Walking and Thinking (random) in DC

29 10 2009

Non sono nuovo qui negli USA. Li conosco abbastanza bene, per più di una ragione.

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Ma ogni volta che capito da queste parti è sempre affascinante girovagare per le strade di una qualunque città, assorbire nuovi stimoli, osservare la gente, indugiare nelle icone e provare anche a formulare nuove opinioni.

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Restando nei clichè, anche questa volta – e forse piu’ del solito – non posso fare a meno di pensare che questa è una società basata sul “pain killing”. L’eliminazione del dolore, del sintomo, piuttosto che sulla cura.

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Il dibattito sulla riforma dell’allucinante sistema sanitario americano sta toccando il cuore dell’impianto dei valori. Polarizza la gente come poche altre volte è successo nella loro storia.

E mi fa vedere con occhi diversi gli enormi, smisurati, scaffali dei supermercati dedicati ai prodotti farmaceutici da banco che annientano il dolor, i pain killers o pain reliefers. Tylenol, etc… per intenderci.

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L’americano medio ne consuma a vagonate. Hai mal di testa? Pain Relief. Hai mal di denti? Applica uno stick per il pain relief e passerà “entro 5 minuti!”. Nei hai davvero tanto? Tylenol extra strong, lo fa passare anche ad un elefante. Uccidi il dolore! Annientalo!

Che non ti venga in mente di andare dal medico altrimenti sono dolori!

E poi è una cultura che, caso forse unico al mondo, ha dato una dignità – per così dire – etica alla guerra. Esistono guerre sbagliate, ma ne esistono anche di giuste, anzi di (sacro)sante. Basta guardare la tv o sfogliare i quotidiani per accorgersi che è tutto un War on Terrorism, War on Drugs, Crusade against Famine e così via.

Non possiamo giudicare. Non siamo ne’ migliori, ne’ peggiori. In fondo gli Stati Uniti sono un’espressione della nostra cultura millenaria che è pregna di violenza. L’abbiamo digerita e metabolizzata. Qui non ancora completamente.

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Ma allo stesso tempo, camminare per le strade di Washington (dove viene ricordato a tutti che chi “comanda”, in fondo, abita una cosa non sua)  e fermarsi davanti al Memorial di Jefferson…dove intorno alla sua statua sono incisi nel marmo brani della più bella Costituzione mai scritta….o entrare nella Libreria del Congresso e leggere i manoscritti di Washington o Lincoln… beh…amici miei….non so voi….ma io mi emoziono ancora pensando che tutto è cominciato lì. Con quelle semplici parole “We, the People of the United States….”

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Adesso i miei pensieri e riflessioni sono leggermente ammorbiditi da un ottimo Cabernet Sauvignon di Sonora e quindi vi rimando ad altre chiaccherate.

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Anzi, vi lascio con alcune immagini e suggestioni di qualche passeggiata nel tempo libero. Ne seguiranno altre.

A

 

 

 

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In volo verso Washington. Sorpreso di sorprendermi

25 10 2009

(post scritto a bordo dell’aereo – si ascolta con FLY ME TO THE MOON – versione acustica dell’Atlantic Five Jazz Band)

24 ottobre 2009

11505 metri d’altitudine

2013 km a destinazione

5721 km volati sino ad ora

velocità 780 km/h

Da qualche parte in volo sul Canada

flight-8023Se scattassi una foto, in questo istante, su questa verticale, chissà che vita vedrei. Forse solo natura. Non vedo nulla, solo nuvole.

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Ecco, c’e’ un momento in ogni mio viaggio in aereo che si ripete come un rito pagano da celebrare obbligatoriamente. E che vivo con l’ingenuità di un bambino. E’ quando si oltrepassano le nuvole.

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Resto sempre a bocca aperta. E, pensando a tutti i viaggi che ho fatto, ai posti che ho visto nei quattro (anzi tre, me ne manca uno…) angoli della terra, alla gente che ho incrociato…beh…mi sento sollevato. wDC-8016Mi piace ancora soprendermi nell’apprezzare una cosa tanto semplice come guardare fuori dal finestrino di un aereo e trovarmi…oltre le nuvole.

Rende ogni viaggio, anche d’affari (ma anche “affari miei”) un’esperienza intima ed unica.

Intorno a me, in questo momento, stanno quasi tutti dormendo o vedendo film. Avrei voglia di scuoterli e chiedere loro come possono preferire…Transformers 2…a questo spettacolo!

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(dopo 5 minuti)

Coincidenze della vita. Apro la prima pagina del libro che ho deciso di cominciare e leggo questa citazione:

“Tutto sommato, nel mondo esistono soltanto due categorie di uomini, quelli che se ne stanno a casa e quelli che non ci stanno mai. Questi ultimi sono i più interessanti” (Ruyard Kipling, The Honourable Visitors)

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Taxi,sogni e lieto fine…

12 10 2009

Ce l’ha fatta! Leonard ce l’ha fatta!

Ve lo ricorderete, forse (o, meglio, se lo ricorderà chi mi segue da prima del trasferimento qui su WordPress). Leonard era un tassista che conoscemmo a Cape Town qualche anno fa. Una persona umile, molto molto umile, ma estremamente colta e, soprattutto, curiosa. Dote che rende affascinante una persona…

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Si informava sulla “nostra” Europa, sulla “nostra” Italia, incrociando le informazioni in suo possesso e le sue (ottime) letture in proposito. Si mise a disposizione per ogni necessità. Divenne un moderno Virgilio che traduceva una società nuova e contraddittoria, dandocene delle inaspettate chiavi di lettura.

Aveva un sogno. Raggiungere la sua “fidanzata” in Irlanda…Ne era molto innamorato ma il visto era proibitivo per lui, nonostante la nuova aria in Sud Africa. Ma non si è mai arreso…

Qualche giorno fa ricevo una mail

“Hello Antonio, do you remember me? I was your driver in Cape Town. I finally made it. I live in Dublin with my girlfriend. I’m very very happy”

Non ci potevo credere…Esistono ancora i lieti fine… Ce l’ha fatta. Ha avuto la costanza di crederci e ce l’ha fatta

“Hi Leonard! I’m so happy for you! (…) Are you still driving a taxi? Are you happy Leonard?”

re:”No, but I’ll pass an exam at the end of this month. Wish me luck.  yes, Antonio, I’m very very happy. Finally”

Punto

Antonio

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e ora, se permettete, questa canzone la dedico a lui ed alla sua fidanzata:





(my) travel music playlist

7 10 2009

Torniamo a parlare di musica da viaggio.

Ipod sempre con me quando mi muovo e quindi anche in viaggio. Negli anni ho accumulato diversi ipod (e, prima, walkmen e cassette varie). E’ sempre stato un mio pallino fare, all’inizio di ogni mese, una playlist tematica con la musica che preferisco ascoltare in quel periodo. Ovviamente lo stesso vale per ogni viaggio.

Le scorse playlist di musica che sostenga, alimenti, invogli un viaggio – o che semplicemente sia bella da ascoltare – sono state sempre accolte con divertimento. Quindi continuiamo…

Metto l’ipod in modalita’ shuffle e vediamo cosa tira fuori…

Josh Turner, Would You Go With Me. Molto molto bella. Un bel country che dedico a chi si mette in viaggio, a chi ama le nuvole e chi cerca un lieto fine. Il video e’ tenero…

Due canzoni di Amos Lee: Night Train (per apparenti motivi) e Southern Girl (perchè l’immagine iniziale della strada che comincia a muoversi sotto i piedi è magnifica)

Qualsiasi canzone di Keith Urban è splendida per qualunque viaggio:

Ora un po’ di nostalgia con i Creedence Clearwater Revival. Long As I Can See the Light, per salutare al momento della partenza. Forse senza ritorno. Struggente e intensa:

E questa. Mi piace particolarmente e mi ricorda un bellissimo film, Elzabethtown, E’ My Father Gun di Elton John. Da brividi la scena del viaggio in auto attraverso gli Stati Uniti, seguendo e ascoltando un percorso musicale attraverso luoghi e ricordi… Per chi piace abbinare ricordi a canzoni.

Amo tutto di Jackson Browne. E ovviamente anche questa sua recente Going Down to Cuba (per non indulgere nei suoi classisi ovviamente…)

Bene, per ora è tutto. Ne avete da ascoltare…

Buon divertimento, buon viaggio

A

PS AGGIORNAMENTO.

Flashback

Due canzoni di Lyle Lovett.

La prima, This Old Porch, l’ascoltai tanti anni fa, in Canada, proprio sulla veranda (porch) di un’amica che credo stia (anche se faticosamente) leggendo quetso blog. Sta combattendo una battaglia molto brutta e le sono ogni giorno vicino… Questa è per lei:

Dopo qualche giorno, invece, arrivò quest’altra…

…e rimase incastrata tra le mie dita sulla chitarra….