Giap THREE – l’inchino

26 12 2008

Snorkeling urbano a Ginza stasera (ieri sera, per chi legge). Non so come altro definire la sensazione di immergersi in apnea in un’enorme vasca di pesci rossi (stavo per scrivere gialli ma non mi sarei perdonato la battuta) affollata di palazzi, neon, cartelloni lampeggianti. Una Time Square al cubo.

Si respira brevemente in un negozio, si prende lo slancio e via in strada. Ginza. Avete presente Lost in translation?

Pausa da Mitsukoshi, famoso mall dove i due piani della gastronomia sono degni delle migliori gallerie del museo d’Orsay. Ho assistito ad uno spettacolo molto intrigante.
Ogni dipendente che entrava o usciva da una porta di servizio effettuava il rituale inchino. Chi più chi meno profondo. Ma tutti si inchinavano. Come fa chiunque pratichi un’arte marziale, salendo o scendendo dal tatami del dojo. Non e’ solo un saluto (generico) ai colleghi; e’ soprattutto un saluto al luogo e a ciò che esso rappresenta. Il propio posto di lavoro.

La scena, pregna di una silenziosa ma contagiosa dignita’, ha fatto scorrere nella mia mente una serie di immagini. I tornelli, brunetta, il mio badge, il metaforico gesto dell’ombrello in luogo dell’inchino.

Riusciremo mai, noi italiani, a sviluppare un tale senso di attaccamento al dovere? Non litigheremmo, anche a Porta a porta, sulla regolamentazione dell’angolo dell’inchino? Filogovernativi oltre i novanta gradi, opposizione lieve cenno del capo?

Tra un’immagine ed un inchino, intanto, tutti i commessi sorridevano, salutavano e ringraziavano i tantonolevoliospiti.
Arigato’ gozaimasta’

A

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Giap TWO

24 12 2008

26 dicembre 2008
Tokyo, il vecchio quartiere di Asakusa

Ho davanti a me una grande e fumante zuppa di ramen. Intorno, tutti la mangiano/bevono con suoni che a queste longitudini esprimono sincero apprezzamento. Ci provo, ma mi viene da ridere.

Stamattina abbiamo passeggiato nella zona di Ryogoku, il quartiere dei sumotori (i lottatori di sumo) e delle loro accademie. Con un po’ di faccia tosta abbiamo suonato il campanello di una di queste beya. Ci ha aperto un bestione mezzo nudo che si stava allenando. Ci ha concesso di dare un’occhiata.

Per strada, li’ vicino, un altro sumotori si e’ prestato a farsi fotografare con noi. Questa volta era a lui che veniva da ridere
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Giap -1

23 12 2008

14:00 23 dicembre 2008, a bordo del volo Roma-parigi, non ancora decollato

Post telegrafico, scritto con iPod e pollice destro. Stop

allo stato, 5 ore di immotivato ritardo stop

scene pittoresche all’imbarco. Gente esasperata, da due giorni in aeroporto stop

Turisti sbigottiti stop
Poliziotti inermi stop

Coincidenza per Tokyo abbondantemente persa stop

Ignoro gli sviluppi stop
Occorre tanta pazienza stop

Adesso siamo da più di un’ora a bordo, fermi in pista. Senza apparente motivo.

Saliti a bordo gli altri passeggeri hanno esultato stop

Ho ricordato che imbarcarsi non vuol dire partite stop

E soprattuto che…

…anche Ulisse, in fondo, riuscì a partire.

A
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15:00 partiti

e’ iniziato il progressivo, lento, avanzamento verso il Giappone. Il mediterraneo e’ ancora qui sotto. Parigi ancora lontana. Leggo un libro di Carofiglio su una notte barese e penso a dei lavori che devo fare al trullo.

Il Giappone non potrebbe essere più lontano. Voglio proprio questo. Distrarmi e ritrovarmi catapultato in un’altra dimensione. Voglio essere spiazzato.
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17:30
Bloccati a parigi. Nessun volo fino a domani

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21:00
In un bistrot a place des vosges. Poteva andare molto peggio. Serata parigina. Si riprova a partire domani. Ce la faremo…. Ma al diavolo l’Alitalia. E’ il paradosso della concorrenza. Avevamo deliberatamente scelto airfrance e ci siamo ritrovati invischiati nelle beghe nostrane…..