1989: la fine della Storia

10 11 2009

C’eravamo un po’ tutti e ricordiamo tutto. Ricordiamo, vero? Ricordate, vero?

La caduta del Muro… Buffo come alcuni tra i momenti storico/culturali più importanti siano accomunati da una “caduta”.  La caduta di Troia, la caduta del Muro, la caduta di un regime, la caduta della statua di Saddam a Bagdad. Quando qualcosa cambia deve cadere. Eppure le rivoluzioni migliori, quelle con risultati più duraturi sono state proprio quelle più morbide. Ma è, come si suol dire, un’altra storia (anzi, Storia) e ne riparlermo, magari, un altro giorno.

Stuart Franklin Tienanmen

Ricordiamo il 1989. Per quanto mi riguarda era il periodo dei viaggi in Europa, zaino in spalla, delle prime “idee” di Europa unita, degli studi di diritto internazionale e del “nuovo” diritto comunitario. Periodo di passaporto per arrivare in Scandinavia e periodo di grandi tensioni sociali internazionali. Piazza Tienanmen, Ceausescu giustiziato (passeggiavo per Stroget a Copenhagen quel giorno. Che notizia!), Polonia, Guerra Fredda, film come The Day After e la grande Paura nucleare, attentati di mafia da noi, fermenti in Università, la mia prima associazione studentesca europea, la musica del cambiamento, le “letture serie”, Darendorf e Fukuyama, etc.

Proprio Fukuyama, qualche anno dopo, in un libro straordinario, fissò col 1989 addirittura la FINE DELLA STORIA (ed io da lì faccio iniziare “il Gran Casino”). Dichiarazione che in quel periodo mi sembrava incredibilmente affascinante, anche perchè credevo di non doverla studiare più nel corso degli anni. ovviamente non era così 🙂

Ovviamente non è il caso di parlare qui dei motori del processo storico (lo “spirito della scienza”, ossia la tendenza dell’uomo a evolvere il proprio modo di vivere attraverso le conoscenze e le scoperte tecnologiche, e il “desiderio di riconoscimento”, ovvero la sua vocazione a vedersi riconosciuti la sua identità e i suoi diritti da parte dei propri simili).

Grazie alla memoria, comunque, che è parte integrante della ragione, l’uomo può partire dalle esperienze dei popoli del passato per raggiungere risultati più avanzati. Storicamente, quindi, il progresso non è altro che la forza che garantisce la condizione di costante superamento tra passato e presente. Se questa forza è intrinseca alla natura umana e non esistono leggi della storia che non siano all’interno di essa, il progresso è certamente una legge storica.

Morale, mi domando e vi domando: ricordiamo davvero? Ricordiamo bene? Abbiamo imparato?

Credo di poter mettere un bel NO un po’ dappertutto… Ma anche a questo serve la Rete e i blog. A ricordare.

Questo blog, comunque, non ha alcuna velleità “seria” e seriosa. Qui parliamo di viaggi, di fotografia, chiacchieriamo di musica.

Ecco, ricordiamo la musica di quel periodo.

Eravamo la generazione di Sting che con “Russians” cantava l’al di là del Muro e un’umanità che i film ci restituivano fredda, cinica e cattiva:

Ed Elton John cantava di Nikita (mamma che cotta che presi per lei allora!), una splendida ragazza russa, militare a Berlino…

(saltiamo The Wall dei Pink Floyd perchè sarebbe troppo facile, dai…)

E quando il vento cambiò….gli Scorpions se ne accorsero e scrissero Wind of Change, che se da un lato tradì un po’ il loro stile rock…dall’altro ispirò un’intera generazione:

Per la prima, vera, volta, in quegli anni capimmo (almeno noi ragazzi di allora) che la Storia poteva essere scritta anche dalla gente. Che un uomo poteva fermarla, imbarazzando un carro armato in piazza:

e che sicuramente, la Storia eravamo (e siamo) NOI:

Non è ancora finita, signori. Mission not yet accomplished. C’è ancora tanto da fare, tanti viaggi, tante cose da capire e tante per cui incazzarsi.

Dobbiamo recuperare le voglia e la capacità di rileggere la Storia. E di ricordare. Anche la musica. Va bene lo stesso.

Ma svegliamoci, non facciamo fregare.

Antonio

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4 responses

10 11 2009
Daniela

Da te, sul tuo blog, oltre ai viaggi, ricordi e scatti in giro per il mondo e dentro le problematiche anche di tutti i giorni, è interessante aver trovato questo spaccato di storia recente, con le musiche, come Russians di Sting..e le altre, espressioni di quel tempo. Ciao, Daniela

15 11 2009
nando

Si, c’eravamo un po’ tutti…Io ero li in quei giorni,per lavoro,e tu sai che lavoro faccio.Ho visto la lunga carovana delle trabant venire di qua dal ceck point Charlie.Ho visto gente pazza di gioia, convinta di essere finalmente libera,salvo poi ad accorgersi che forse non era proprio così. Quella notte tutti abbiamo trovato e tutti abbiamo perso qualche cosa. Il mese scorso ero a Budapest, come è cambiata, in meglio, ma ho visto anche gente frugare tra i rifiuti, fuori ad uno dei quattro Mc.Donald della città, per mangiare. Ho conosciuto un prof. che ormai vive, insieme ai suoi libri, in un sarcofago di cartone nei giardini della città vecchia,dalle parti della Cittadela. Libertà è anche solidarietà.

23 11 2009
yelena

How interesting that you would write about 1989 and Russia. From a personal experience, that was an incredible year. The Russian government changed their policy and permitted for us to leave the country. From a small village in Ukraine, my mother and I embarked on an adventure like no other. First stop Vienna and the Rome. The dreams, the feeling of impossible being possible. The first time seeing the world and what it held. I still remember the day standing on a street in Rome petrified to cross the street as all the cars were zooming by. Italy welcomed us with open arms, our friends/families had an opportunity to live there while in the process of coming to America and we all have fond memories of those days.

23 11 2009
Antonio/Circolo dei Viaggiatori

Daniela: è uno spaccato di storia recente, è vero. Ma quanto sembra lontano, non credi?

Nando: libertà è solidarietà. Lo abbiamo dimenticato da tempo purtroppo

Yelena: nice to read you here, too! I’m sure that if you’d be right here right now you’d see those very same cars still zooming by 😉 Some things don’t change. Other, thanks God, don’t 🙂

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