“Tutto quello che abbiamo fatto, Kertész l’ha fatto prima”

5 03 2009

[con questo post si ascolta: BEYOND THE CLOUDS e, subito dopo, per svegliarsi un po’, A CLOUD’S MEDITATION degli Hungry Giant]

Il fotografo che vi consiglio oggi si chiama André Kertész, fantastico fotografo ungherese “di strada”, nato nel 1894 e morto a NY nel 1985. Sorvolo i dettagli biografici (che comunque, data la storia, vi invito a leggere su Wikipedia).

Shadows (Kertesz)

Shadows (Kertesz)

Perchè mi piace? Kertesz dichiarava di essere nato fotografo, già quando, a sei anni, rovistando nella soffitta dello zio, trovò per caso un cumulo di vecchie riviste illustrate con fotografie (e stiamo parlando del 1900). Da allora si mise a comporre d’istinto fotografie immaginarie che un giorno avrebbe fermato con la fotocamera. E ben presto lo fece…

Lasciò l’Ungheria e si trasferì a New York ma le cose non andarono bene. Molte porte gli vennero chiuse in faccia anche se il suo stile cresceva e, in un certo senso, anche la sua fama (divenne molto amico di Cartier Bresson). Tendeva ad una certa depressione e spesso esagerava ed esasperava le sue disgrazie e moritifcazioni.

Era un maestro della fotografia che doveva accontentarsi, come un artista di strada, di poche briciole di notorietà, delle monetine lasciate cadere nella sua tazza da passanti ignari  e indifferenti al suo talento. Fotografava molto i ciechi; ne era affascinato come tanti suoi colleghi (Diane Arbus, Paul Strand, etc). Aveva uno sguardo acuto, melodico, sottile, umano eppure veniva trattato, appunto, come un cieco.

kerteszel2003_190

Chairs of Paris (Kertesz)

Quello che mi piace così tanto di lui, ciò che lo rende…come dire…”strano”, “singolare”, forse unico, è la sensazione che le sue foto diventarono immagini di ricordi ma erano iniziate come profezie, rappresentazioni oggettive del suo stesso destino.
Anche quando era un giovane uomo pieno di entusiasmo, una parte di lui vedeva le cose come se a osservarle fosse un se’ più anziano e più triste.
Ecco, è questo. E’ come se avesse coltivato una vena malinconica sin da bambino. Un bambino che portava dentro delle nuvole che gli facevano compagnia e che desiderava fotografare.
Approfondite la sua conoscenza. Non ve ne pentirete. E renderete giustizia ad un cieco con uno sguardo vivo.
“Tutto quello che abbiamo fatto, Kertész l’ha fatto prima”. L’ha detto Cartier Bresson.  Piuttosto…tutto, secondo me, tutto quello che Kertész ha fotografato…l’ha immaginato prima.
Antonio
kertesz_03
Annunci

Azioni

Information

3 responses

6 03 2009
Godot

Ricordando che non è che io ne capisca molto di fotografia… devo dire che i post in cui ne parli sono sempre bellissimi! 😀

10 03 2009
fiordi

Grazie per avermi fatto scoprire questo Artista.
Molto bello anche l’articolo

10 03 2009
Antonio/Circolo dei Viaggiatori

grazie a te!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: