Era un elefante. E il mondo il suo negozio di cristalli

4 03 2009
[con questo post, di ritorno, ascoltate: MR REPORTER dei KLINKS]

Rieccomi. Impossibile restare lontano dal Circolo troppo a lungo 🙂

Bene, apriamo le finestre, spolveriamo le poltrone di pelle e accendiamo luci calde. Prepariamo un bel té alla menta, sediamoci e chiacchieriamo. Di fotografia classica, oggi. Vi va? Di street photography, per la precisione; la fotografia di strada, quella forma artistica (e qui è il punto) scevra da un’apparente intenzione estetica ma finalizzata solo a raccontare eventi più o meno importanti o eclatanti. Istantanee di vita di strada.

Mi sono imbattuto in alcune vecchie foto del grande reporter Winogrand.

winogrand_untitled_1950s-thumbwinogrand-fair

 

 Winogrand rappresenta la manifestazione estrema di un certo genere di street photographer: sempre in giro da una parte all’altra della città (in questo caso, New York se non sbaglio)con una piccola macchina portatile, mischiandosi alla folla e scattando in continuazione, così velocemente che se anche qualcuno se ne accorgesse non può farci niente.

Sto leggendo un libro sulle cronache sulla  fotografia a New York nella metà degli anni Sessanta ed ho l’impressione che la città fosse così affollata di fotografi che sulla 5th Avenue dovevano passare tutto il tempo ad urtarsi a vicenda. Ad esempio, l’altro grande mostro sacro, Joel Meyerowitz disse “Continuavo a scontrarmi con Garry Winogrand” 🙂

Buffo, mi viene in mente quello che Dorothea Lange definì il “mantello dell’invisibilità” dei photoreporter mentre leggo ciò che l’altro immenso fotografo Lee Friedlander disse di Winogrand (peraltro suo grande amico):

Era un elefante. E il mondo il suo negozio di cristalli“.

Che descrizione magnifica… e quanto è attuale!!! Basta guardarsi attorno in un qualunque angolo delle nostre città, in prossimità di luoghi di più o meno interesse culturale. Quante macchinette fotografiche! E i cellulari poi! Certo, parlo proprio io che praticamente ho quasi sempre la mia Nikon al collo…. 🙂 O meglio, più che averla al collo, sembro essere IO portato a spasso da lei 🙂

Rifletto sulla presenza del fotografo IN una scena di strada. Quanto è invadente? Quanto la modifica? Quanto il soggetto, anche inconsapevolmente, posa per lui mentre “fa la storia”? Il fotografo devia il corso di un evento? Davvero può solo congelarlo con un click?

In questo ambito sono accesissime le discussioni, ad esempio, sull’empatia che può sviluppare un reporter di guerra e sulla morbosa attenzione a dettagli cruenti. Quando fotografi un bambino ferito sei un testimone DELLA Storia? o sei un complice di chi l’ha ferito, perchè non corri ad aiutarlo?

Insomma, basta un click per diventare invisibile? o forse quel piccolo, invadente suono, ti colloca irrimediabilmente in quella scena rendendoti volente complice del suo contenuto?

Caspita, ho riaperto il Circolo e temo di averlo già svuotato con queste chiacchere noiose!!!

Dai, dai, dai, un altro té 🙂

Antonio

PS spero di ricevere almeno un commento da parte di un amico (fantastico professionista) che mi considera un po’ un “elefante” in tal senso 🙂

istantanea Kyoto

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