Viaggiando si impara

14 01 2009

 

 

.Canale di Beagle, Terra del Fuoco Canale di Beagle, Terra del Fuoco

[Consigliatissima questa canzone: I WISH I COULD GO TRAVELLING AGAIN di Stacey Kent]sa-2094

Nosy Be

Nosy Be

Mi sono imbattuto in questa bellissima canzone e, favorito dalla pessima giornata (uggiosa e nervosa, fuori e dentro l’ufficio), ho ricominciato a viaggiare con la fantasia. Ci sono tanti posti dove vorrei ancora andare ma al momento sono contento di fermarmi e di non muovermi (anche se a fine mese dovrei andare a Malta, ma questa è un’altra storia…).Rifletto sulle lezioni che si traggono dal viaggio in se’. Secondo me ogni viaggiatore, più o meno “serio” (non nel senso etico, ovviamente, ma solo per numero di viaggi…), ha attraversato tre fasi che, da quello che ho visto negli ultimi anni, sono molto frequenti

La prima: LA SUPERIORITA’

Si parte con il preconcetto di vivere nel migliore dei mondi possibili e pronti a comparare in peggio il luogo visitato. 

Scena vista e vissuta a Puno (Perù) sul lago Titicaca, il lago navigabile più alto al mondo (non proprio il luogo più accessibile della Terra…). Taverna scura e fumosa con improbabile insegna pubblicizzante “pizza” all’esterno. Seduti in un angolo, eravamo alle prese con un imbarazzante Cuy arrosto INTERO (un grazioso porcellino d’India arrosto al quale infilai un cappuccetto di carta per evitare che mi fissasse mentre lo mangiavo…); arriva un gruppetto di turisti italiani capitati lì chissà come (sembrava un gruppetto stile Avventure nel mondo ma non a quell’altezza). Subito ordinano TUTTI la pizza, salvo poi lamentarsi chi per la mancanza di aglio, chi origano, chi sulla freschezza delle mozzarella. Avrei voluto indossare io il cappuccetto di carta del Cuy…

 

parimerito –

Ad onor del vero, è abbastanza frequente , in questa prima fase, un atteggiamente diametralmente opposto. La negazione del proprio paese di orgine e la magnificazione di TUTTO ciò che si trova fuori. E’ un atteggiamente piuttosto triste ma, ahimè, piuttosto consueto…

 

La seconda: IL PAREGGIO

Dopo qualche anno e un po’ di esperienza in più, si comincia a diventare più oggettivi. I luoghi diventano “miracolosamente” dei veri e propri LUOGHI con una loro autonoma dignità e comincia a farsi largo l’idea che, forse, dico forse, il proprio Paese può non essere il paradigma di perfezione. Certo, si gira per i vicoli criticando la povertà e i problemi sociali ma si pensa anche a quello che succede a casa propria.

La terza: L’OGGETTIVITA’

Si parte consapevoli e pronti a farsi cambiare dal viaggio. Cambiare giudizio, soprattutto per un adulto, non è un evento ne’ scontato ne’ privo di traumi. Ma chi viaggia tanto sa che succede.

I luoghi appaiono semplicemente per quello che sono e vengono “visti” con gli occhi giusti, oggettivi. Il bello è bello, il brutto è brutto. I problemi sono problemi, e i vantaggi sono vantaggi. Si compara ciò che si trova con quello che si è lasciati, pronti ad accettare il fatto che SI PUO’ VIVERE MEGLIO. E che altri modelli di patto sociale, più giuti, più equi, più ragionevoli, seppure tra altre contraddizioni, SONO POSSIBILI.

Certo, è uno dei rischi del vero viaggio. Una sorta di pillola blu di Matrixiana (oddio che parolona che ho coniato…) memoria. Ma è un rischio che si accetta volentieri.

Che ne pensate?

A

 

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5 responses

14 01 2009
Godot

Bello… mi piace questa divisioni in “fasi” del viaggiatore… e come se avessi definito il passaggio da “turista” a “viaggiatore” vero e proprio! 🙂

15 01 2009
la gatta

per me, più passa il tempo, più mi accorgo che vedere mondi “migliori” e “possibili” mi aiuta a impegnarmi a migliorare il mio.
vedere mondi “peggiori” che non sono i miei solo per puro caso (fortuna) mi aiuta ad apprezzare di più quello che ho e a rispettarlo, perchè ciò che noi disprezziamo (la nostra casa che non è un attico lussuoso in centro, il nostor lavoro che non è da amministratore strapagato) per altri magari è il sogno irrealizzabile di una vita.

in fondo non credo si viaggi tanto per vedere “cose”, quanto per vedere meglio se’ stessi

15 01 2009
Antonio/Circolo dei Viaggiatori

sì, in fondo è così. Sono d’accordo

17 01 2009
Federico

Riflettevo (anche grazie all’aneddoto che hai riportato) sul fatto che l’Italiano-medio-in-viaggio è quello che riesce più di ogni altro a vivere indifferentemente e talvolta contemporaneamente i due aspetti della prima fase che hai citato, essendo in fondo soltanto un provinciale.
Ma questa è un’altra storia. E in quel caso il viaggio sono solo… soldi sprecati!

19 01 2009
Antonio/Circolo dei Viaggiatori

E’ vero. Quanti soldi sprecati! E quanti posti rovinati!

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